AI: cambia il lavoro degli insegnanti?

Il 72% la utilizza almeno una volta alla settimana; il 67% ha imparato da autodidatta e il 47% indica nel risparmio di tempo il principale vantaggio.
 – L’intelligenza artificiale è già entrata nelle attività quotidiane di molti insegnanti, dalla ricerca di informazioni alla preparazione di materiali e verifiche, fino alla redazione di verbali, relazioni e-mail. Il 72% dei docenti vi ricorre almeno una volta alla settimana e il 22% dichiara di farne uso quotidianamente. Un approccio che, nella maggior parte dei casi, nasce da un percorso di apprendimento autonomo: il 67% afferma infatti di aver acquisito da autodidatta le competenze necessarie per usare gli strumenti di AI. È quanto emerge da “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, la survey promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi, realizzata su un campione autoselezionato di 1.300 docenti di scuole di ogni ordine e grado. I risultati sono stati presentati in anteprima il 17 settembre al Senato della Repubblica, nel corso dell’incontro promosso su iniziativa della senatrice Giusy Versace in occasione della celebrazione dei 100 anni di Spaggiari. “Abbiamo sempre considerato l’adozione della tecnologia non come una moda, ma chiedendoci quale valore porti alla scuola”, spiega Nicola de Cesare, Amministratore Delegato di Spaggiari. “L’indagine ha proprio l’obiettivo di ascoltare le necessità dei docenti per poter disegnare un futuro per l’intelligenza artificiale nella scuola”.

DALLA RICERCA DI INFORMAZIONI A VERBALI E RELAZIONI: COME VIENE USATA L’AI

 

Il 36% dei docenti ricorre all’intelligenza artificiale più volte alla settimana e il 22% quotidianamente. Aggiungendo il 14% che se ne serve una volta alla settimana, la quota raggiunge il 72%. Solo il 6% dichiara di non farne mai uso.

 

L’impiego è soprattutto pratico: cercare informazioni e approfondimenti (23%), sviluppare attività didattiche (16%), preparare test di verifica (16%), redigere verbali, relazioni o mail (15%), progettare curricolo e lezioni (12%).

 

A prevalere sono, inoltre, gli strumenti più facilmente accessibili: il 96% sceglie funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini, mentre gli strumenti specifici per la didattica si attestano solo all’11%.

 

Tra i vantaggi riconosciuti all’AI, al primo posto emerge il risparmio di tempo, indicato dal 47% degli insegnanti. Seguono una maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e un maggiore coinvolgimento (10%).

 

Tra gli ambiti nei quali viene considerata più utile figurano la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%).

IL 67% DEI DOCENTI HA IMPARATO DA AUTODIDATTA

 

È proprio la formazione uno dei nodi che emergono con maggiore evidenza dall’indagine. Il 67% dei docenti dichiara di aver imparato a usare l’AI da autodidatta; il 20% indica una formazione istituzionale, il 7% una formazione autofinanziata e il 4% il supporto dei colleghi.

 

Le risposte aperte dell’indagine forniscono maggiori informazioni per leggere il dato: gli insegnanti chiedono soprattutto una formazione concreta, con esempi, strumenti, laboratori e indicazioni applicabili alla classe. Non soltanto, quindi, conoscere l’AI, ma capire come impiegarla nella progettazione didattica, quali limiti rispettare, come proteggere i dati e come educare gli studenti a un uso responsabile.

“Il tema della riforma della formazione dei docenti è fondamentale”, sottolinea Antonello Giannelli, Presidente di ANP – Associazione Nazionale Presidi. Sul fronte delle iniziative già avviate, Giovanni Russo, Capo Segreteria del Sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, ricorda che “sono stati stanziati 200 milioni di euro: 100 milioni per la formazione diretta dei docenti e 100 milioni per l’esplorazione delle piattaforme di intelligenza artificiale e dei rischi connessi al loro utilizzo”. Anche Alice Lemmo, Professore Associato presso l’Università La Sapienza di Roma, ribadisce l’urgenza di formazione “Perché il fatto che gli insegnanti usino questi strumenti come autodidatti impone un intervento strutturale”.

IL DOCENTE SEMPRE PIÙ “REGISTA DELL’APPRENDIMENTO”
La ricerca mette infine in luce una riflessione sul ruolo stesso dell’insegnante. Nelle risposte aperte l’AI viene descritta come uno strumento che può alleggerire alcuni compiti, offrire spunti e aiutare a personalizzare le attività, liberando tempo da dedicare alla relazione educativa. Parallelamente, il docente assume sempre più una funzione di guida, mediazione e verifica, chiamato ad aiutare gli studenti a orientarsi anche di fronte a contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale. È qui che si concentra la sfida indicata dall’indagine: passare da una fase di sperimentazione, già ampiamente in corso, a un uso dell’AI sempre più consapevole e integrato nella didattica, mantenendo al centro autonomia, creatività e pensiero critico degli studenti. “Dalle evidenze dell’indagine risulta chiaro che l’intelligenza artificiale sia già a tutti gli effetti una componente del sistema educativo. Non si tratta più di discutere della sua presenza: quello su cui possiamo e dobbiamo lavorare è la qualità del suo utilizzo”, commenta Angela Mencarelli, Amministratrice Delegata di La Fabbrica Società Benefit. “Oggi si rileva una distanza tra l’adozione individuale del singolo docente e l’integrazione educativa: la costruzione di modelli didattici condivisi è ancora un terreno da esplorare. La formazione è quindi decisiva: non una formazione tecnologica, ma educativa, metodologica, critica, capace di tradurre il potenziale dell’intelligenza artificiale in nuove opportunità di insegnamento e apprendimento”.

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